QUINTO RACCONTO
Esperienza di M.
malato di covid19
negativa per i primi 4 gg con casco.
Personale medico e infermieristico disponibilissimo.
Dal sesto giorno le condizioni sono migliorate e l’unico sentimento era di abbandono nonostante le cure ottime
Capisco il personale, quando chiamato si doveva vestire in modo adeguato
dopo una decina di giorni trasferito al recupero di …. (altra sede, ndr).
I primi giorni viaggiavo in camera con una prolunga per l’ossigenazione, finalmente mi potevo recare in bagno autonomamente
dopo circa una ventina di giorni ho rivisto i famigliari da una finestra che dava sulla strada.
Ho vissuto in solitudine, vedevo i medici una volta al giorno, le infermiere 4 volte i controlli. E 3 volte per colazione pranzo e cena. Se chiamavo venivano subito ma nel mio caso non era necessario.
Per una persona non autosufficiente ritengo sia un calvario per la solitudine
Non è stato il mio caso perché sono sempre stato lucido e in un mese ho sempre cercato di reagire pensando che prima o poi la questione sarebbe finita. In fin dei conti cos’è un mese.
Qui il racconto con descrizioni più tecniche, frammezzate all’esperienza di malattia, il suo imbarazzo emotivo si sente bene, si vedono le relazioni sociali con il personale.
La persona ha da subito reagito (ho sempre cercato di reagire… prima o poi sarebbe finita, in fondo un mese cos’è), è una storia che non mette in dubbio il futuro possibile.
La metafora trovata è calvario, che per me rappresenta una montagna infinita da scalare con una croce da portare sulle spalle con accettazione.
E’ un racconto che “strappato” durante l’attesa per un prericovero, tra un esame del sangue e una visita. Noto la solitudine, un linguaggio Contingent2, ma anche Quest1, ma anche Moral2 e Core2: descrive eventi, anche il rumore del casco, ma fa l’appunto sulla solitudine di chi non ha forze interiori a cui far riferimento. Non è un “J’accuse”, ha visto bene con i suoi occhi che il personale non aveva pace. Ma è stato trafitto dalla solitudine. E è stato trafitto anche in quelle funzioni corporali così intime, come andare in bagno in autonomia, con una luuuuunga prolunga per l’ossigeno.
Chi si può immaginare che per andare in bagno sia necessario avere una lunga coda e che un fatto così banale, faccia stramazzare a terra? Perchè, l’autonomia senza ossigeno era scarsissima, non riusciva ad arrivare al bagno senza avere il fiatone. L’ossigeno è a muro, quindi gli operatori di sono inventati delle prolunghe per l’ossigeno terapia, per dare un po’ di autonomia e di privacy ai pazienti.
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