INTRODUZIONE DI VALERIA


In questo blog abbiamo voluto raccogliere i racconti dei nostri pazienti, dei loro parenti e di noi stessi, operatori, sia sani che ammalati

Non è stato facile, come prevedevamo, perché a distanza di tempo, chi ha vissuto l’esperienza dell’influenza COVID in modo grave, ha solo voglia di lasciarsi tutto alle spalle e dimenticare.

Invece altre persone ci hanno manifestato il desiderio di raccontare, di aprire quella valvola di sicurezza di quella pentola a pressione in cui si erano rinchiusi, e far uscire tutto, tutte le emozioni, i vissuti, i ricordi, belli e brutti.

Altri, che ringraziamo infinitamente, pur restii a scoperchiare il Vaso di Pandora, hanno capito il nostro scopo e ci hanno assecondato, donandoci le loro Storie. Un regalo prezioso.

Non ci siamo limitate ad una specie di antologia, ma avvalendoci degli strumenti della Medicina Narrativa Applicata, abbiamo voluto dare un valore in più a questi racconti.


I racconti non sono stati modificati, né corretti o rimaneggiati. Quello che importa è il flusso dei pensieri, non l’ortografia o l’analisi logica. Ci interessano i sentimenti e le emozioni che ne scaturiscono.


Perché questo lavoraccio?

Quello che abbiamo vissuto in quei 18 mesi, mal contati, è stato inaudito per noi.

Un uragano ci ha travolto: ci ha rinchiuso in casa e ha fatto tornare a galla le paure più ancestrali della comunità umana. Abbiamo avuto veramente paura, quella con la P maiuscola. Quella paura sottile, quella stessa che i nostri avi nutrivano di fronte alla peste.

Abbiamo sentito vacillare le sicurezze dei medici, troppi esperti che dicevano troppe cose, troppi incompetenti che pontificavano come massimi conoscitori. Troppe notizie da googgolate qua e là;

incertezza; confusione; notizie non verificate; ma l’unica certezza era che se ci si ammalava seriamente e si finiva in ospedale, non si avevano contatti con i familiari. E si poteva anche morire.

Una morte non come fatalità della vita, come l’incidente che si abbatte su di noi all’improvviso. Non la morte con cui si gioca a nascondino, affetti da malattie. Ma una morte quasi guerresca, che ti prende, ti tiene in ostaggio, ti tortura con solitudine, ti toglie l’aria che respiri….. e tu con la gola nella sua morsa che non puoi nemmeno difenderti, ma aspettare che altri riescano a vincere per te


Lo scopo, dunque di questo libro, è

Onorare le storie dei pazienti”

Rita Charon


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